Mauro Longo – Intervista fuori luogo

Aggiornato il 24 Luglio 2021 da ilgiocointavolo

Mauro Longo è un’autore e curatore di racconti, romanzi, saggi, librogame e giochi di ruolo i cui lavori sono tradotti in inglese, russo, spagnolo e rumeno.
Già archeologo, giornalista, direttore di musei, scavi e indagini archeologiche, esperto di marketing territoriale, gestione e valorizzatore dei beni culturali, giornalista, copywriter, blogger, divulgatore, editor, social media specialist, in qualità di redattore per tv, webtv, radio, testate cartacee e digitali, ha realizzato contributi legati a storia, archeologia, antropologia, simbolismo, mitografia, giochi di ruolo, narrativa ludica e fantastica ha lavorato negli ultimi anni come Copywriter, Editor e Social Media Specialist, per Amazon.it, alcune case editrici italiane e una compagnia svizzera di marketing digitale.

1) Cosa pensi manchi oggi ai giochi da tavolo per diffondersi in
maniera piu’ capillare? Non parlo solo di Tombola, Monopoly o
Scarabeo. Intendo giochi da tavolo piu’ impegnativi.

Sicuramente la crescita c’è già, sia a livello qualitativo che quantitativo. Sperimentazione, qualità, critica, variazioni sul tema, profondità… le cose non sono mai andate così bene dal punto di vista della produzione e del pubblico. Quello che sarebbe necessario secondo me è la capacità di espandersi ancora in un mercato molto più ampio, che ancora non conosce le grandiose potenzialità di questo hobby. Quindi la mia risposta è: servono operazioni promozionali in grande stile, sempre più ambiziose, per far conoscere il gioco intelligente a quante più persone possibile!

2) Ritieni che ci sia un gioco da tavolo valido per tutte le
occasioni e tutte le età ?

Come per la narrativa, ritengo che i prodotti migliori (giochi e libri) siano quelli che riescano a parlare contemporaneamente a ragazzi e adulti, e in certi casi anche ai bambini. L’Isola del Tesoro e Kingdomino, Lo Hobbit e Labirinto Magico, La Storia Infinita e Bang. Un vero classico senza tempo diventa quel titolo che è abbastanza semplice in superficie da essere comprensibile e divertente per un dodicenne, e tanto profondo sotto sotto da risultare interessante e coinvolgente per un adulto.

3) Qual è il tuo gioco da tavolo preferito ?

Negli ultimi anni gioco soprattutto con i miei figli. Se devo considerare il monte ore degli scorsi 30 mesi, sicuramente in testa ci sono Ticket To Ride First Journey, Hobbit Tales e La Spedizione Perduta. In solitario sto giocando abbastanza a Briar Maze, un gioco di carte poco conosciuto – ma agilissimo e molto coinvolgente – di Andrea Sfiligoi, e ad Arkham Noir. In generale non mi piacciono molto gli astratti nè i giochi di narrazione creativa (a parte Hobbit Tales, appunto): preferisco quelli con grande complessità strategica che però facciano emergere delle storie avvincenti pilotate dalla struttura del regolamento. 

4) Come organizzi il tuo tempo per riuscire a giocarci ?

Ehehehehe, la domanda da un milione di meeple! Sono una specie di “onnivoro buongustaio a dieta”: giocherei in ogni occasione e frequento moltissime fiere ed eventi di gioco, ma alla fine riesco a giocare pochissimo con amici e conoscenti. Quasi sempre gioco con i piccoli di famiglia (e va bene) o con sconosciuti alle fiere, in modalità “demo”, che non è comunque l’esperienza di gioco ottimale per me, che cerco invece lo sbraco totale 😀  Detto questo, gioco e lavoro sui giochi praticamente quasi ogni momento della mia giornata, e per questo mi ritengo davvero una persona molto fortunata.

5) Puoi raccontarci della tua prima esperienza con i giochi da tavolo ?

Poco interessante temo: avevo un vicino di casa della mia età e in tutto avevamo 3-4 giochi: Monopoli (con la i), Cluedo e Scarabeo, mi pare. Praticamente giocavamo quasi tutti i pomeriggi sempre in due e sempre a quei titoli. Pochi anni dopo, alle superiori, scoprii invece librogame e giochi di ruolo, e lì il mio panorama si ampliò moltissimo. Contemporaneamente arrivarono HeroQuest, Isola di Fuoco, Brivido, Risiko e altri giochi in scatola un po’ più “fighi” e giocavamo spesso a quelli. A un certo punto rimasero solo le risikate con un gruppo e la passione condivisa per librogame e gdr con un altro, che mi accompagnò per tutte le superiori. Ripresi a giocare ai boardgame una decina di anni fa, con delle partitazze senza fine a Game Of Thrones: Battaglie dei Sette Regni. Da allora non ho più smesso.

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