Spartaco Albertarelli – Intervista fuori luogo.

Aggiornato il 30 Agosto 2021 da ilgiocointavolo

Spartaco Albertarelli si è occupato di Ricerca e Sviluppo nella Editrice Giochi nel 1987, diventandone poi il direttore, per molti anni e occupandosi dell’edizione italiana di Dungeons & Dragons e dello sviluppo editoriale delle linee legate a classici come Monopoli, Risiko, Cluedo e Scarabeo. E’ autore di oltre 150 titoli tra i quali contiamo le edizioni speciali di Risiko (FutuRisiko e SPQRisiko e Risiko Challenge) e di titoli come Visual Game, Kaleidos, Coyote, Magnifico e VektoRace, sviluppato con Devide Ghelfi. Da alcuni anni ha aperto una propria casa editrice che pubblica giochi sotto il marchio KaleidosGames.

1) Cosa pensi manchi oggi ai giochi da tavolo per diffondersi in
maniera piu’ capillare? Non parlo solo di Tombola, Monopoly o
Scarabeo. Intendo giochi da tavolo piu’ impegnativi.

La passione per il gioco da tavolo sta vivendo il suo periodo di maggiore diffusione da sempre, eppure sento spesso fare questa domanda, come se l’obiettivo di raggiungere il pubblico “generalista” fosse diventato l’imperativo di un movimento nato solo per quello. Intanto potrei rispondere che ci sono giochi pubblicati negli ultimi 20 anni che hanno già raggiunto da tempo gli scaffali della grande distribuzione e sempre più frequentemente li possiamo trovare a fianco dei classiconi. Oppure potrei dire che Catan, il gioco dal quale, in qualche modo, tutto è iniziato, ha venduto milioni di copie e si colloca a buon diritto a fianco proprio di quei titoli che, da sempre, consideriamo parte della storia del gioco. Ma anche queste osservazioni lasciano il tempo che trovano. Esiste un pubblico di appassionati che trova piacevole impegnare una parte del proprio tempo giocando su un tavolo con i propri amici. Non c’è alcuna necessità che questa cosa diventi capillare e non è scritto da nessuna parte che l’eventuale diffusione di massa di questa passione sarebbe positiva per il mercato dei GDT. Quindi direi che possiamo tranquillamente goderci il momento, curando il nostro orticello pieno di frutti squisiti

1bis) Per quanto riguarda quella fetta di giocatori occasionali che vorrebbero
ardentemente avvicinarsi a giochi di difficoltà medio/alta (con una ambientazione
o meccaniche per loro di grande appeal) ma che si siano
limitati ad es. a giocare a Cluedo, pensi che ci siano delle barriere nel
trovare, intavolare e infine giocare ad uno di questi giochi da tavolo?
Se queste barriere esistono (ahem … e noi di ilgiocointavolo.it cerchiamo
di intervenire proprio quando sorge questa difficoltà) secondo te come
potrebbero essere superate ?

Bisogna sempre fare un distinguo tra gioco complicato e gioco complesso. Gli scacchi, per esempio, sono un gioco di grande complessità, ma non sono affatto complicati da imparare. La cosa più difficile è sempre quella di riuscire ad amalgamare bene il gruppo di gioco in modo da trovare la giusta via di mezzo tra le diverse personalità. Basta un solo giocatore al tavolo che si annoi per rovinare l’esperienza di tutti. Al contrario, se il gruppo è ben motivato, non esiste alcuna difficoltà a passare da Cluedo a qualsiasi altro gioco in commercio, a meno che non si tratti di un gioco con un regolamento scritto o tradotto male (e ce ne sono…). Detto questo, una certa gradualità nell’approccio a giochi più articolati è sempre suggeribile, quindi sempre meglio andare per gradi e non iniziare subito con un “cinghialone” che poi magari ti resta sullo stomaco… A margine di questo, io non sono un grande appassionato di meccaniche, ma piuttosto di esperienze di gioco. Un’insieme di meccaniche tutte molto eleganti può tranquillamente portare, come risultato finale, a un’esperienza di gioco del tutto noiosa. La scelta del gioco è quindi molto importante e andrebbe sempre fatta tenendo al centro le persone, i giocatori, e non le procedure (senti come cambia il feeling se parli di “procedure” al posto di regole? Eppure quello sono, le regole di un gioco)

2) Ritieni che ci sia un gioco da tavolo valido per tutte le
occasioni e tutte le età ?

Assolutamente no. Ovviamente, ci possono essere giochi che più di altri si prestano ad essere giocati da gruppi eterogenei di appassionati, ma il titolo “definitivo” non esiste. Io ho avuto la fortuna di progettare, ormai più di un quarto di secolo fa (che scritto così fa ancora più impressione) un gioco che ha esattamente le caratteristiche per piacere a tutti: Kaleidos. Immediato, facilissimo, competitivo, bello da vedere, giocabile da un numero imprecisato di persone, ma anche da due, adatto a qualsiasi età e, già che ci siamo, pure indipendente dalla lingua… Scritta così, e anche per ricollegarmi alla domanda di prima, dovrebbe essercene una copia in tutte le famiglie del mondo e il gioco dovrebbe essere venduto anche nei posti più improbabili. Invece se lo faccio provare a qualcuno che non venga dal mondo degli appassionati ho il 90% di probabilità che, dopo averlo giocato e apprezzato, mi dica “bello, è una novità?”. I giochi da tavolo siano dei “prodotti”, ciascuno dei quali ha una sua storia, un suo percorso, le sue fortune e le sue difficoltà

3) Qual è il tuo gioco da tavolo preferito ?

Sinceramente, non ho mai avuto una grande passione per i giochi in quanto tali, ma molta di più per le persone con le quali li ho giocati e li gioco. Da cui deriva che il mio gioco preferito è sempre stato e sempre sarà quello con il quale avrò, quel giorno e con quelle persone, la migliore esperienza possibile. Per me, la cosa più importante è sempre stata quella di non far annoiare nessuno al tavolo da gioco. Se ho 6 persone intorno al tavolo e cinque si divertono come matte, ma una si annoia, significa che ho sbagliato gioco. Non importa se quel gioco a me piace tantissimo. Se qualcuno si alza dal tavolo scontento dell’esperienza vissuta, quel gioco non potrà mai essere il mio preferito.

4) Come organizzi il tuo tempo per riuscire a giocarci ?

Domanda particolarmente scivolosa da fare a uno che con i giochi ci campa… Ogni occasione può essere buona per giocare a qualcosa. Dipende se voglio provare un titolo che non ho mai giocato, se sto provando il prototipo di un amico o se sto testando una cosa mia. Lavorandoci, io posso dedicare al gioco, almeno in teoria, momenti della giornata che altri non potrebbero mai utilizzare. Aggiungici che, dopo tanti anni di esperienza, spesso non ho neppure bisogno di giocare veramente un gioco per capire come può funzionare. Leggo il regolamento e mi immagino persone diverse intorno al tavolo che muovono i loro pezzi e compiono le loro azioni. Posso anche sostituire un tipo di giocatore con un altro, per immaginare un comportamento in base alla diversa tipologia della persona. Chiaro, nulla che possa sostituire l’esperienza diretta, però anche quello è “tempo di gioco”, almeno per me

5) Puoi raccontarci della tua prima esperienza con i giochi da
tavolo ?

Il mio primissimo ricordo di un gioco da tavolo strutturato, quindi una scatola con delle regole, è legato all’Allegro Chirurgo. Ero un bambino e mi ero appena rotto il dito di un piede. Stavo lì con il gambone ingessato quando mio padre, che aveva un micidiale senso dell’umorismo, arrivò con una scatola dell’Allegro Chirurgo… Sono quasi certamente sicuro che quello non sia stato il mio primo gioco da tavolo, ma di sicuro quel ricordo è quello che emerge dalla mia mente quando mi viene fatta questa domanda. Da lì a poco avrei scoperto, su alcuni vecchi numeri della rivista Linus pubblicati quando io ero appena nato e dei quali mio padre aveva la collezione completa, la Battaglia di Waterloo di Guido Crepax. Fu il classico colpo di fulmine. Mentre rispondo a questa tua domanda, di fianco a me (e intendo proprio a mezzo metro di distanza) c’è il contenitore delle Figurine del Corriere dei Piccoli che avevo trasformato in “scatola” improvvisata per riporre i delicati soldatini di carta che ci eravamo ricostruiti a mano (mio padre mi avrebbe ucciso se avessi ritagliato gli originali) e ancora oggi, di tanto in tanto, tiro fuori un paio di Corazzieri a cavallo e li metto sulla scrivania immaginando una carica contro le linea nemiche. A proposito, se non ti dispiace adesso ti devo lasciare, perché c’è giusto una batteria di artiglieria nascosta dietro il mouse che devo assolutamente neutralizzare…

Torna su