Leo Colovini – Intervista fuori luogo.

Aggiornato il 30 Agosto 2021 da ilgiocointavolo

Nato a Venezia nel 1964, Leo Colovini inizia la propria storia ludica intorno all’età di 12 anni quando conosce Alex Randolph, giocando a scacchi in un circolo di Venezia. Da sempre appassionato di giochi, rimane letteralmente affascinato dal “Maestro”, tanto da divenire uno dei più assidui frequentatori del suo studio. Partecipa con passione ai test dei giochi e non perde occasione per sottoporre al giudizio di Alex qualche idea ingenua e strampalata. Con il passare del tempo, le idee iniziano ad affinarsi e Leo riesce finalmente a presentare al severo giudizio di Alex un meccanismo di gioco interessante, che però, nonostante vari interventi di Alex, non riesce a far pubblicare. Passa un anno e la coppia elabora Drachenfels, il suo primo gioco che verrà pubblicato (Schmidt Spiele). Due anni dopo (1988), sempre in collaborazione e sotto l’egida del Maestro nasce Inkognito, pubblicato da MB, che diviene un grande successo (entra nella lista dello Spiel des Jahres, vincendo il Sonderpreis – premio speciale della critica).  Un paio d’anni dopo viene pubblicato il primo gioco di Colovini come unico autore, Die Magische Sieben (Piatnik). Nel 1993 firma, insieme con Dario De Toffoli, Marco Maggi e Francesco Nepitello, il Gioco di Ruolo Lex Arcana (Dal Negro). Nel 1993 trova finalmente il coraggio di lasciare l’impiego in banca per occuparsi  di giochi a tempo pieno. Nel 1994 esce Die Oster Insel (Blatz Spiele), entrato anche questo nella lista dello Spiel des Jahres. Negli anni che seguono, la collaborazione con Dario De Toffoli diventa più stretta, fino a diventare l’avventura di Venice Connection, fondata insieme con il Maestro Alex. Negli anni successivi, oltre a conseguire la laurea in storia con una tesi-gioco su Carlo Magno, molti suoi giochi vengono pubblicati: Carolus Magnus nel 2000 e Clans nel 2003 (Winning Moves) sfiorano la vittoria delle Spiel del Jahres giungendo nella terna dei tre nominati. Con il gioco Leo muss zum Friseur vince il Deutscher Kinderspiele Preis 2016, sfiora la vittoria del Kinderspiel des Jahres 2016 (essendo tra i tre nominati) e vince lo Spiele Hit für Kinder 2016 (da www.studiogiochi.com).
Ed io aggiungo che ha scritto un libro essenziale per chi voglia creare un gioco da tavolo ( I giochi nel cassetto ) e che è persona simpaticissima e disponibilissima, nonostante la mole di lavoro che lo sovrasta 🙂 .

1) Cosa pensi manchi oggi ai giochi da tavolo per diffondersi in
maniera piu’ capillare? Non parlo solo di Tombola, Monopoly o
Scarabeo. Intendo giochi da tavolo piu’ impegnativi.

Penso che in Italia manchi ancora la cultura del gioco in famiglia. Ci sono ormai numerosi appassionati ma sono quasi sempre giovani o meno giovani adulti estremamente specializzati che adorano i „gioconi“ gestionali da due tre ore o al massimo party games adatti a gruppi numerosi quando capita loro di avere a che fare con i „gabbani“. Temo siano invece ancora molto rare le famiglie che giocano assieme a giochi come Sagaland finché i bimbi sono ancora piccolini o a Carcassonne quando sono più grandicelli.
Le famiglie sono fondamentali, non solo perché costituiscono una quota di mercato assai ragguardevole, ma perché servono a creare i giocatori di domani che a loro volta giocheranno con i propri figli, ecc…

1bis) Per quanto riguarda quella fetta di giocatori occasionali che vorrebbero ardentemente avvicinarsi a giochi di difficoltà medio/alta (con una  ambientazione o meccaniche per loro di grande appeal) ma che si sono limitati ad es. a giocare a Cluedo, pensi che ci siano delle barriere nel trovare, intavolare e infine giocare ad uno di questi giochi da tavolo?
Se queste barriere esistono (ahem … e noi di ilgiocointavolo.it cerchiamo di intervenire proprio quando sorge questa difficoltà) secondo te come potrebbero essere superate?

Trovare direi di no, ormai tutti i giochi sono facilmente reperibili.
Per intavolare e giocare un gioco di media/alta complessità il primo ostacolo è la lettura del regolamento. Questo si può ovviare con video spiegazioni oppure ancor meglio, se si gioca in presenza, con qualcuno più esperto in grado di spiegare BENE le regole.
Il secondo ostacolo è lo scalino di apprendimento del sistema strategico. Ci sono giochi, anche non necessariamente complicatissimi, che hanno uno scalino di apprendimento molto alto, ad esempio il Go o Twixt di Randolph per citarne due semplicissimi, ma ovviamente questo vale anche per quasi tutti i super cinghialoni.  Se si intavolano questi giochi è preferibile che tutti i giocatori abbiano più o meno lo stesso livello di esperienza altrimenti si rischia che non ci sia davvero partita e questo risulta noioso per i giocatori più esperti e frustrante per quelli meno esperti.
Eviterei dunque i giochi con una gamma eccessiva e spaesante di scelte e quelli più punitivi nei confronti di chi gioca peggio. In particolare andrebbe sempre evitata come la peste l’interazione diretta negativa. Insomma un buon gioco consente a chi gioca meglio di vincere, ma a chi gioca peggio deve garantire comunque un’esperienza di gioco soddisfacente e non frustrante.  


2) Ritieni che ci sia un gioco da tavolo valido per tutte le occasioni e tutte le età?

Penso che ci siano moltissimi giochi adatti più o meno a tutte le età (diciamo dai 5 anni in su perché sotto i 5 anni è meglio puntare su giochi pensati appositamente per l’infanzia), giochi semplici, ma che consentono agli adulti di giocare divertendosi comunque.

3) Qual è il tuo gioco da tavolo preferito?

Probabilmente gli scacchi 🙂

4) Come organizzi il tuo tempo per riuscire a giocarci ?

Gioco a scacchi nei ritagli di tempo, col telefono, contro sconosciuti sparsi in tutto il mondo. Faccio molta fatica invece a trovare il tempo di giocare alle migliaia di ottimi nuovi giochi che escono ogni anno.

5) Puoi raccontarci della tua prima esperienza con i giochi da tavolo ?

Dovrei risalire davvero alla notte dei tempi, quindi faccio molta fatica a identificare quale possa essere stato il primo gioco a cui ho giocato. Ricordo che avevo delle scatole Clementoni, come Concilia, Cheyenne, un gioco di cui non ricordo il titolo con dei camioncini, casette e bottini che venivano nascosti sotto le casette. Poi ricordo partite a Risiko e Subbuteo con mio fratello maggiore e un suo amico.
Ricordo i playtesting dei giochi di Alex Randolph nel suo studio quando ero ancora alle scuole medie e i giochi strampalati che inventavo per me stesso e che poi ho iniziato a mostrare ad Alex.
E poi naturalmente il circolo degli scacchi, i tornei….ne è passato di tempo purtroppo 🙁
(qui ci scappa una lacrimuccia di commozione!).

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